Shadyah, Aisar delle Arti

Emblema: l'Iris viola.

Domini: musica, Arti, comunicazione, forza di volonta', dovere.

Nell'era degli dei, ella fu vestale del tempio di Aerin. Imparò le arti della danza, del canto e della recitazione, ma anche le arti figurative della pittura e della scultura. Eccelse subito in tutto per passione e dedizione. Si narra che i dipinti e i mosaici del tempio della Divina fossero stati realizzati da lei. La sua passione più grande si espresse però soprattutto nella danza.
Pregava danzando, dipingeva cantando, recitava poesie nell'esatto momento in cui le componeva.
La storia vuole che sia stata spettatrice della grande Battaglia delle Vendette: i sopravvissuti la ricordano in disparte, su una collina a dipingere, imperturbabile, mentre in molti perdevano la vita. Solo quando un piccolo drappello di feroci mercenari arrivò al tempio della sua Signora, temendo il disastro e la distruzione che ne sarebbero seguiti, abbandonò la tavolozza e i pennelli e scese verso le sue compagne vestali. Mentre accorreva, però, capì che le forze nemiche erano in vantaggio e alle povere fanciulle non restava che pregare. Fu così che smise di correre e, danzando, intonò un canto di lode alla sua Divina. A nulla valse l'inno all'Amore puro e le parole che osannavano la Luce. I soldati penetrarono nel luogo sacro e fecero scempio di ogni cosa e di ogni fanciulla che incontrarono. Arrivarono sino alla porta che conduceva nel cuore del tempio e lì trovarono Shadyah che ancora danzava e cantava inni di lode alla bontà e all'amore, accompagnando il canto e la danza con il suono dei cimbali. Dinanzi a quello spettacolo, che fu giudicato folle, i mercenari si arrestarono.
"Guardatela, ancora crede all'Amore" fece uno di loro ridendo di lei. "So io come farle cambiare idea". Replicò un altro con fare allusivo "Ci siamo divertiti con le altre, dovremmo risparmiare lei perché è pazza?" Il coro di risate sembrò superare per un attimo la voce della vestale, poi uno di loro Le afferrò un braccio e la strattonò con violenza, facendola cadere.
"Scommetto che non danzerà più dopo che le avrò tagliato una mano." E una spada si abbatté sul corpo della fanciulla, tranciandole di netto un braccio. Shadyah, con un balzo, fu subito in piedi e riprese a cantare e danzare. "Stai zitta!" Le intimò il capo del gruppo, schiaffeggiandola.
A Shadyah mancò il respiro per un attimo, poi si voltò verso colui che l'aveva colpita. Un bastone si abbatté sulle sue gambe, spezzandole entrambe: Shadyah si trovò nuovamente a terra, impossibilitata a muoversi.
I mercenari risero, ma la loro risata fu interrotta da un canto straziante che la fanciulla, piangente, intonò. Increduli, sollevarono nuovamente lo sguardo sul suo viso. Il più crudele di loro, quello che aveva espresso il desiderio di divertirsi con lei, le si avvicinò nuovamente e con un pugno ben assestato nella gola, la lasciò senza voce. La giovane, stesa in terra, ricoperta del suo stesso sangue, respirava a fatica.
"Guardatela - fece soddisfatto - assomiglia a una bestia scuoiata. Mi è passata la voglia anche di avvicinarmi a lei."
"La. bel...lez...za è... nell'Amo...re can...ta...to dan...zan...do" fece lei con un fil di voce. Il soldato, furioso, la prese per i capelli e la trascinò davanti a uno specchio.
"Guardati! La tua bellezza è andata via con il tuo sangue! Ricorda sempre questa tu immagine. È l'ultima che vedrai di te." E le spezzò il collo.
In quello stesso istante il tempio, o quel che ne restava, fu risucchiato nelle viscere della terra.
Il corpo martoriato di Shadyah fu però risparmiato dalle Entità Divine ed ella fu scelta e riportata in vita per non far dimenticare l'Arte agli esseri mortali, ma le ultime parole del suo uccisore furono la condanna della sua nuova vita: non rivedere mai più il suo corpo, nessuno specchio riflette la sua immagine e i suoi occhi non percepiscono neppure una minima parte di lei, pur essendo capaci di vedere il mondo.
Nonostante questo, però, la si vede ancora danzare per i boschi o ferma dinanzi agli alberi secolari con un pennello e una tela. È sempre affiancata da una piccola fata sorridente che l'aiuta lì dove i suoi occhi non possono arrivare. Custodisce le Arti e le insegna a chi la incontra senza distinzione di razza, classe, ceto sociale.
Ammirata dagli acrobati per la destrezza, cantata dai bardi per la soavità della voce, è anche maestra di chi usa la parola per il suo mestiere, donando loquacità e capacità d'inganno.
È preferita da ninfe, elfi e fate dei boschi, che s'incantano ad ascoltarla recitare o cantare, o a vederla dipingere o danzare. Il suo simbolo è un iris viola, che ricorda il suo colore preferito.